Quanto siete dolci, quando piangete davanti allo schermo,
sconvolti dal destino di un ebreo che non riesce a sfuggire allo sterminio
Quanto siete sollevati, quando pensate che qualcuno, dopotutto, si è salvato, grazie al coraggio di uomini che non verranno ricordati.
Quanto siete sicuri, che se aveste vissuto in quel tempo, anche voi avreste aiutato quelle povere vittime.
Quanto fate schifo, quando davanti alla disperazione di uomini che nel 2011 scappano dalla guerra, fate in modo che tornino al loro inferno.
Esultate. Li avete uccisi.
giovedì 22 settembre 2011
domenica 3 aprile 2011
Ali di polistirolo
Un bacio, un sorriso, un morso, e ancora un bacio, un morso, un altro sorriso...
Ed è come se un campanellino di cristallo tintinnasse intorno a te e illuminasse il mondo con le sue mille facciate.
Come se il sole avesse deciso di non tramontare mai, e di far risplendere per sempre i propri raggi sul suo sorriso… quel sorriso che avevi sempre sognato di avere tutto per te.
E quell’ istante di gioia paradisiaca ti fa ridere senza ragione, rende i tuoi occhi meravigliosi, le tue gote rosee e incantevoli… e vorresti che si cristallizzasse, si congelasse per sempre, perché il tuo cuore non ha bisogno d’altro per continuare a battere.
Ma quell'istante si frantuma, e quell’angelo del paradiso perde le sue ali di polistirolo e il suo sorriso di perla, e i suoi occhi ti feriscono come lame di ghiaccio, e ti gelano il cuore.
I cristalli tintinnano ora sulla tua pelle, quasi fossero l’unguento per curare le tue ferite… ma la ferita più grande è nel più profondo dell’anima, e niente potrà sanarla, se non il Tempo.
Il Tempo, che entità atroce… cancellare la ferita sarebbe negare la gioia immensa che l’ha preceduta… e tu non vuoi… non puoi concepirlo, sarebbe come strapparsi l’anima con le unghie, come eliminare gli ultimi brandelli del tuo cuore.
Così ti fai cullare dal dolore, finché una nuova luce risveglierà il tuo sorriso.
Ed è come se un campanellino di cristallo tintinnasse intorno a te e illuminasse il mondo con le sue mille facciate.
Come se il sole avesse deciso di non tramontare mai, e di far risplendere per sempre i propri raggi sul suo sorriso… quel sorriso che avevi sempre sognato di avere tutto per te.
E quell’ istante di gioia paradisiaca ti fa ridere senza ragione, rende i tuoi occhi meravigliosi, le tue gote rosee e incantevoli… e vorresti che si cristallizzasse, si congelasse per sempre, perché il tuo cuore non ha bisogno d’altro per continuare a battere.
Ma quell'istante si frantuma, e quell’angelo del paradiso perde le sue ali di polistirolo e il suo sorriso di perla, e i suoi occhi ti feriscono come lame di ghiaccio, e ti gelano il cuore.
I cristalli tintinnano ora sulla tua pelle, quasi fossero l’unguento per curare le tue ferite… ma la ferita più grande è nel più profondo dell’anima, e niente potrà sanarla, se non il Tempo.
Il Tempo, che entità atroce… cancellare la ferita sarebbe negare la gioia immensa che l’ha preceduta… e tu non vuoi… non puoi concepirlo, sarebbe come strapparsi l’anima con le unghie, come eliminare gli ultimi brandelli del tuo cuore.
Così ti fai cullare dal dolore, finché una nuova luce risveglierà il tuo sorriso.
giovedì 27 gennaio 2011
...
Questo cuscino è più pieno di me del cuore di chi voleva solo sbarazzarsi di un peso.
Facile…Stare lontani e non vedermi mentre mi consumo.
I raggi del sole entrano dalla finestra senza nemmeno bussare…
Per svegliare me… che sono già sveglia e credo ancora di dormire…
Che sono ancora viva, e vorrei morire.
Sarebbe perfetto… Poter chiudere gli occhi e non aprirli mai più.
Conto fino a tre…
Facile…Stare lontani e non vedermi mentre mi consumo.
I raggi del sole entrano dalla finestra senza nemmeno bussare…
Per svegliare me… che sono già sveglia e credo ancora di dormire…
Che sono ancora viva, e vorrei morire.
Sarebbe perfetto… Poter chiudere gli occhi e non aprirli mai più.
Conto fino a tre…
domenica 16 gennaio 2011
LE TRIONFF DU FRANSE'

Siccome sto diventando più deficiente di quanto non sia di solito, e potrei seriamente:
a) acchiappare l'abat-jour sul comodino e darmela in testa fino a quando non comincio a parlare in una lingua straniera qualsiasi, anche trapassata (non si sa mai che torni di moda);
b) afferrare il gatto che mi dorme sulle chiappe da stamattina alle 11, da quando ho cominciato a studiare, e silurarlo fuori dalla finestra per stabilire un nuovo record di lancio del gatto e fare soldi a palate (oppure venire arrestata per maltrattamenti) e con questa scusa mollare l'università;
c) preparare una pozione alla romeoegiulietta e fingermi morta fino alla fine della prima sessione del 2011, col rischio di risvegliarmi dentro una bara e venir riesumata dopo cinquecento anni dalla troupe di “mistero” che mi appioppa chissà quale storia...
ho deciso di scrivere un post, che, valutando gli altri tre istinti, mi sembra il male minore... poi, dipende dai punti di vista.
Voglio farvi una lezione di francese, così, che magari se siete indecisi su quali studi intraprendere, posso esservi utile:
Allora...partiamo dal francese popolare, quello di tutti i giorni:
i francesi sono dei gran simpaticoni, quindi, quando si sentono annoiati, cambiano le lettere delle parole a loro piacimento... per esempio:
-se hanno voglia di dire “t” al posto di “q”, lo fanno, e non scherzo!!
-La “a”, a volte potrebbe essere troppo complicata da pronunciare, soprattutto se si ha appena finito di mangiare, allora la trasformano in “o”...
-Se una parola ha troppe consonanti messe insieme (come se non facesse parte della loro lingua), che ci fa? Si semplifica!! La parola “infarctus”, si può tranquillamente tramutare in “infractus”, che è anche una cazzata, perchè alla fine hanno spostato la consonante da una parte all'altra senza risolvere niente!
Praticamente IO, e tutti i disgraziati come me, devo imparare come degli ubriachi cambino la natura dei suoni a loro piacimento.
Come quando gli anziani non riescono a pronunciare le “x”, allora, anziché dire “sexy” dicono “secchisi”, e tutto è più semplice.
Come quando da piccola non riuscivo a dire “fuxia” e dicevo “fuschia”, come quando la mia vicina di casa spedì una lettera all'“impisi” anziché all' INPS. Che poi, lo sanno tutti...la “n” prima della “p” non va mica bene!
Ora sarei curiosa di comprare in Francia un libro di linguistica italiana, magari ci trovo scritto che in italiano popolare la “p” e la “s” non si toccano mai, e quindi “psicologo” va pronunciato “pissicologo”...
Non si sa mai nella vita
venerdì 6 agosto 2010
Gara di disgrazie: Sport estremo.
Avete mai avuto la s/fortuna di assistere ad una gara di disgrazie, o magari, di parteciparvi inconsciamente?
Questo sport, antico come lo spettegoling e lo schiamazzing, viene praticato il più delle volte, ahimè, devo ammetterlo, dalle donne, e può cominciare in qualsiasi momento della giornata, senza preavviso. Perciò gli atleti in questione devono tenersi sempre pronti per un'eventuale battaglia. I praticatori di questo sport, non sempre sono a conoscenza di questo loro potenziale, e spesso si ritrovano a gareggiare senza saperlo, e, chi lo sa, come si suol dire, spesso i principianti riescono anche a vincere. Lo sparo d’inizio gara avviene in modo completamente insospettabile. Solitamente, quando si fa una telefonata di cortesia, o quando s’incontra qualcuno per strada, ci si ritrova a rispettare dei riti, automatici ma abbastanza piacevoli, che ci liberano dalla paura del “non sapere che dire”, poiché già preconfezionati e pronti all’uso.
Qualcosa come:
-ehi, ciao, come va?
-tutto bene, tu?
-bene grazie, i bambini come stanno?
-tutto a posto, grazie a Dio
-beh, io ora vado, ho una commissione da fare, ci vediamo presto
-ciao!
Quano due atleti s’incontrano, la conversazione si trasforma:
-ehi, ciao, come va?
-eh, insomma… tu?
-eh, male, sono uscita adesso dalla farmacia, dovevo comprare le medicine a mio padre che sta male, e i bambini, come stanno?
-male, il piccolo ha la varicella, il grande un virus intestinale
-eh, so cosa vuol dire, mio figlio, quando ha avuto la varicella, si è grattato fino a farsi uscire il sangue
-il mio pure! E nel grattarsi si è pure spezzato le unghie!
-anche il mio, e poi si è grattato anche coi denti
-il mio non poteva, se li era rotti cadendo dallo scivolo in giardino
-almeno voi avete un giardino, il nostro è andato a fuoco insieme alla casa, ora viviamo in una tendopoli
-anche mio cugino viveva in una tendopoli, ma gli hanno occupato la tenda...
Inutile dire che una conversazione del genere potrebbe durare all’infinito. La gara di disgrazie è uno sport estremo, e finisce sempre con una bandiera bianca. Uno dei due termina le disgrazie e si trova costretto a compatire l’altro, oppure, per non ammettere la sconfitta, dichiara la parità.
Ma io mi chiedo... perché?
Questo sport, antico come lo spettegoling e lo schiamazzing, viene praticato il più delle volte, ahimè, devo ammetterlo, dalle donne, e può cominciare in qualsiasi momento della giornata, senza preavviso. Perciò gli atleti in questione devono tenersi sempre pronti per un'eventuale battaglia. I praticatori di questo sport, non sempre sono a conoscenza di questo loro potenziale, e spesso si ritrovano a gareggiare senza saperlo, e, chi lo sa, come si suol dire, spesso i principianti riescono anche a vincere. Lo sparo d’inizio gara avviene in modo completamente insospettabile. Solitamente, quando si fa una telefonata di cortesia, o quando s’incontra qualcuno per strada, ci si ritrova a rispettare dei riti, automatici ma abbastanza piacevoli, che ci liberano dalla paura del “non sapere che dire”, poiché già preconfezionati e pronti all’uso.
Qualcosa come:
-ehi, ciao, come va?
-tutto bene, tu?
-bene grazie, i bambini come stanno?
-tutto a posto, grazie a Dio
-beh, io ora vado, ho una commissione da fare, ci vediamo presto
-ciao!
Quano due atleti s’incontrano, la conversazione si trasforma:
-ehi, ciao, come va?
-eh, insomma… tu?
-eh, male, sono uscita adesso dalla farmacia, dovevo comprare le medicine a mio padre che sta male, e i bambini, come stanno?
-male, il piccolo ha la varicella, il grande un virus intestinale
-eh, so cosa vuol dire, mio figlio, quando ha avuto la varicella, si è grattato fino a farsi uscire il sangue
-il mio pure! E nel grattarsi si è pure spezzato le unghie!
-anche il mio, e poi si è grattato anche coi denti
-il mio non poteva, se li era rotti cadendo dallo scivolo in giardino
-almeno voi avete un giardino, il nostro è andato a fuoco insieme alla casa, ora viviamo in una tendopoli
-anche mio cugino viveva in una tendopoli, ma gli hanno occupato la tenda...
Inutile dire che una conversazione del genere potrebbe durare all’infinito. La gara di disgrazie è uno sport estremo, e finisce sempre con una bandiera bianca. Uno dei due termina le disgrazie e si trova costretto a compatire l’altro, oppure, per non ammettere la sconfitta, dichiara la parità.
Ma io mi chiedo... perché?
mercoledì 7 luglio 2010
Confidenza
Da un po’ di tempo ho imparato a evitare di farmi troppi problemi con la gente…
Le cosiddette “seghe mentali”, più che servire a qualcosa, finiscono per dare il risultato opposto, e cioè proprio quello che temevamo. E la cosa peggiore, è che questo non ci fa imparare la vera lezione, cioè quella di smettere di complicarci la vita, ma ci fa convincere che i nostri timori fossero perfettamente fondati, facendoci ripetere l’errore all’infinito.
Un uomo geloso, ad esempio, ossessionato dalla paura di essere tradito, perseguiterà a tal punto la sua donna, che questa, con tutte le probabilità, lo tradirà, innamorandosi di un uomo dolce e fiducioso. Una persona insicura, cui timore peggiore è quello di annoiare le persone, probabilmente domanderà in continuazione se sta annoiando l’interlocutore, risultando noiosa.
Bene, questo mio post serve proprio a non commettere più un errore che ho già commesso. Per quanto sia cambiata nel tempo, infatti, mi è rimasta ancora una paura…qualcosa di più forte di me. Sembra quasi ridicolo… ma il mio timore peggiore è quello di disturbare.
Quando chiamo qualcuno, quando mando un messaggio, persino quando sono gli altri a chiedermi un favore, questa paura si risveglia dentro di me. Io, ovviamente, odiandola, cerco di evitarla, di farla diventare solo un’eco nella mia mente, ma quella grida,e allora io non so più che fare. In queste situazioni, purtroppo molto frequenti, le mie frasi sono caratterizzate da formule come “se puoi”, “se ti va”, “se non è un problema” eccetera…
Col tempo la tua paura diventa talmente abile e disinvolta da mascherarsi da gentilezza per passare inosservata.
Forse, urlandolo al mondo, risolverò qualcosa… forse, farò solo la figura dell’idiota. Intanto, ormai il danno è fatto. Ecco a voi, un’altra parte di me.
Le cosiddette “seghe mentali”, più che servire a qualcosa, finiscono per dare il risultato opposto, e cioè proprio quello che temevamo. E la cosa peggiore, è che questo non ci fa imparare la vera lezione, cioè quella di smettere di complicarci la vita, ma ci fa convincere che i nostri timori fossero perfettamente fondati, facendoci ripetere l’errore all’infinito.
Un uomo geloso, ad esempio, ossessionato dalla paura di essere tradito, perseguiterà a tal punto la sua donna, che questa, con tutte le probabilità, lo tradirà, innamorandosi di un uomo dolce e fiducioso. Una persona insicura, cui timore peggiore è quello di annoiare le persone, probabilmente domanderà in continuazione se sta annoiando l’interlocutore, risultando noiosa.
Bene, questo mio post serve proprio a non commettere più un errore che ho già commesso. Per quanto sia cambiata nel tempo, infatti, mi è rimasta ancora una paura…qualcosa di più forte di me. Sembra quasi ridicolo… ma il mio timore peggiore è quello di disturbare.
Quando chiamo qualcuno, quando mando un messaggio, persino quando sono gli altri a chiedermi un favore, questa paura si risveglia dentro di me. Io, ovviamente, odiandola, cerco di evitarla, di farla diventare solo un’eco nella mia mente, ma quella grida,e allora io non so più che fare. In queste situazioni, purtroppo molto frequenti, le mie frasi sono caratterizzate da formule come “se puoi”, “se ti va”, “se non è un problema” eccetera…
Col tempo la tua paura diventa talmente abile e disinvolta da mascherarsi da gentilezza per passare inosservata.
Forse, urlandolo al mondo, risolverò qualcosa… forse, farò solo la figura dell’idiota. Intanto, ormai il danno è fatto. Ecco a voi, un’altra parte di me.
domenica 27 giugno 2010
Reincarnazione
Spesso mi capita, da convinta animalista quale sono, di confidare nell’esistenza della reincarnazione. Vedere uomini, con la loro tanto pubblicizzata umanità, squartare foche vive e sgozzare vitellini per semplici soddisfazioni personali, mi fa andare su tutte le furie. È lì che penso: “ecco, che tu possa rinascere foca per essere squartato senza pietà, brutta merda!”
Quando ho espresso questo mio pensiero spesso mi sono sentita dare dell’ipocrita, della “solita animalista che ama più gli animali che le persone” : niente di più sbagliato.
Ciò che non tollero è la violenza gratuita; e l’uomo, di uccidere e squartare, con tutto ciò che la natura ci offre per la nostra sussistenza, non ne ha bisogno.
Il commento che mi ha fatto veramente zittire è stato un altro: “se veramente fosse così –mi è stato detto- allora quella persona dovrebbe conservare i ricordi della vita passata perché la punizione sia valida, se no, reincarnandosi e perdendone la memoria, diverrebbe un semplice animale innocente come tanti altri.”
Questa osservazione ha rivoluzionato tutto il mio pensiero al riguardo.
Se veramente gli uomini potessero reincarnarsi negli animali che hanno maltrattato per subire lo stesso trattamento, questo significherebbe che ogni animale vittima di un’ingiustizia non andrebbe difeso, in quanto colpevole dello stesso crimine nei confronti di un altro essere apparentemente innocente, ma a sua volta forse colpevole.
Ci tengo a precisare, e un po’ me ne vergogno, di non essere per nulla informata sulla struttura della legge del Karma. È possibile che questi miei pensieri siano già stati espressi dai credenti della religione in questione, o magari ne costituiscono la base. Ma può darsi anche che io stia dicendo un sacco di stronzate.
Ebbene, io, in parte colpevole di non aver studiato un argomento del quale oso parlare, sarò giustificata nel caso le mie fossero affermazioni troppo banali.
Rifiutando perciò l’idea che esseri puri come gli animali possano essere stati, in precedenza, delle “bestie”, credo che non augurerò più la reincarnazione a nessuno di quegli umani che, se fossero più bestie e meno uomini, sicuramente non sarebbero capaci di certe crudeltà; piuttosto, al culmine del mio disdegno, potrei augurare loro lo stesso trattamento nel corso della loro vita attuale.
Per quanto riguarda il Karma, nel caso in cui esistesse seriamente una legge simile, consiglierei agli “umani” di evitare di improvvisarsi boia per punire le ex anime crudeli, che non si sa mai. La ruota gira.
Quando ho espresso questo mio pensiero spesso mi sono sentita dare dell’ipocrita, della “solita animalista che ama più gli animali che le persone” : niente di più sbagliato.
Ciò che non tollero è la violenza gratuita; e l’uomo, di uccidere e squartare, con tutto ciò che la natura ci offre per la nostra sussistenza, non ne ha bisogno.
Il commento che mi ha fatto veramente zittire è stato un altro: “se veramente fosse così –mi è stato detto- allora quella persona dovrebbe conservare i ricordi della vita passata perché la punizione sia valida, se no, reincarnandosi e perdendone la memoria, diverrebbe un semplice animale innocente come tanti altri.”
Questa osservazione ha rivoluzionato tutto il mio pensiero al riguardo.
Se veramente gli uomini potessero reincarnarsi negli animali che hanno maltrattato per subire lo stesso trattamento, questo significherebbe che ogni animale vittima di un’ingiustizia non andrebbe difeso, in quanto colpevole dello stesso crimine nei confronti di un altro essere apparentemente innocente, ma a sua volta forse colpevole.
Ci tengo a precisare, e un po’ me ne vergogno, di non essere per nulla informata sulla struttura della legge del Karma. È possibile che questi miei pensieri siano già stati espressi dai credenti della religione in questione, o magari ne costituiscono la base. Ma può darsi anche che io stia dicendo un sacco di stronzate.
Ebbene, io, in parte colpevole di non aver studiato un argomento del quale oso parlare, sarò giustificata nel caso le mie fossero affermazioni troppo banali.
Rifiutando perciò l’idea che esseri puri come gli animali possano essere stati, in precedenza, delle “bestie”, credo che non augurerò più la reincarnazione a nessuno di quegli umani che, se fossero più bestie e meno uomini, sicuramente non sarebbero capaci di certe crudeltà; piuttosto, al culmine del mio disdegno, potrei augurare loro lo stesso trattamento nel corso della loro vita attuale.
Per quanto riguarda il Karma, nel caso in cui esistesse seriamente una legge simile, consiglierei agli “umani” di evitare di improvvisarsi boia per punire le ex anime crudeli, che non si sa mai. La ruota gira.
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